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La follia delle note
A cura di Antonella Gasperoni
Ravel una volta si rifiutò di salire
sul palco per eseguire un concerto
perché le sue scarpe eleganti erano
rimaste dentro la sua borsa da viaggio
bloccata da qualche parte. Fece aspet-
tare il pubblico per quattro ore.
E ancora Schoenberg che aveva una paura
folle del numero 13 e morì di venerdì
13; Stravinskij portava due paia di
occhiali contemporaneamente; Max Reger
rispose a un critico del suo lavoro:
"Sono seduto nella stanza più piccola
della mia casa, ovvero il bagno, con la
tua recensione davanti a me. Molto
presto sarà dietro di me". 1/3
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La follia delle note (2)
A cura di Antonella Gasperoni
Rossini era tra i più divertenti: af-
fermava di aver pianto solo tre volte
nella vita: quando la sua prima opera
fu fischiata; quando sentì suonare
Paganini; quando un tacchino ripieno
cadde da una barca durante un pranzo.
Aveva l'abitudine di scrivere quasi
sempre a letto e se il foglio su cui
stava lavorando cadeva in terra, ri-
scriveva tutto da capo piuttosto che
alzarsi per raccoglierlo. Era piuttosto
calvo e aveva molte parrucche di varie
lunghezze che alternava per far vedere
che anche lui si recava dal barbiere a
tagliarsi i capelli. 2/3
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La follia delle note (3)
A cura di Antonella Gasperoni
Brahms, altro grande ironico, nei luo-
ghi pubblici parlava male di tutti fa-
cendo sempre commenti scortesi e quando
se ne andava, la frase di rito era:
"Se ho dimenticato di insultare qualcu-
no, mi scuso!". Una volta fu costretto
ad ascoltare un tenore che stava stor-
piando alcuni suoi pezzi: "A volte suo-
nare è difficile ma ascoltare lo è di
più" o quando suonò con un violoncelli-
sta accompagnandolo in modo forte, a
quel punto il violoncellista portestò
dicendo che non riusciva a sentire quel
che stava facendo e Brahms rispose:
"Sei fortunato!". 3/3
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