Un nome legato alla storia recente della Città Eterna come pochi altri: Renato Nicolini. E' morto a 70 anni il padre dell'Estate Romana, invenzione che riportò la Capitale a vivere in anni in cui si ritraeva su se stessa, complici anche gli anni di piombo.
Era infatti il 1977 quando un giovane assessore della giunta guidata Giulio Carlo Argan realizzo' quello che sentiva come un intimo bisogno: riportare i romani per le strade nelle lunghe notti estive. Ma alla base c'era anche un'intuizione destinata a fare scuola: riportando la vita nelle strade, ricreando il tessuto sociale di una citta', si sarebbe arginata anche la violenza dilagante e l'emarginazione delle periferie.
Una rivoluzione, certamente, considerato che rassegne cinematografiche e teatrali, letture pubbliche di poesie, erano considerate forme di intrattenimento ad appannaggio della media e alta borghesia. Nel progetto di Nicolini, con un mix di musica popolare e avanguardia, teatro di strada e balletto, maratone di film popolari e d'autore (celebre la serata con la proiezione su tre schermi affiancati del Napoleon di Abel Gance), si giocava sulla contaminazione tra cultura 'alta' e cultura 'bassa'. Una contaminazione di generi che porto' al formarsi di platee composte da studenti e operai, da residenti del centro storico e delle borgate. E' la cultura detta dell'Effimero che si accende con le immagini di Senso, film di Luchino Visconti, proiettate sul grande schermo della Basilica di Massenzio che da quel 25 agosto 1977 sarebbe diventata il tempio dell'Estate Romana e della cultura nella Capitale.
A Roma, Nicolini nacque il primo marzo del 1942, a Roma si laureo' nel 1969 in Architettura con Ludovico Quaroni. A Roma compi' i primi passi nella politica e a Roma il suo nome e' legato per l'attivita' di assessore in tre giunte di sinistra, guidate nell'ordine da Argan, Luigi Petroselli e Ugo Vetere. Dal 1983 e' stato parlamentare con il Partito Comunista Italiano, esperienza conclusa nel 1994. L'impegno politico, invece, e' andato avanti soprattutto in difesa della cultura. L'ultima battaglia e' stata per il Centro Sperimentale di Cinematografia, per la Cineteca Nazionale e per la Discoteca di Stato "minacciate", come ha scritto sul suo profilo Facebook il 28 luglio, "dalle cieche forbici di Bondi e Monti".