
Si è svolto presso la Camera dei Deputati l’evento conclusivo della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, un momento fondamentale di un'edizione storica del Festival, che ha celebrato quest’anno anche i suoi dieci anni di vita, confermandosi la più grande manifestazione italiana dedicata all'Agenda 2030. Si tratta di un’iniziativa unica al mondo per numerosità di eventi, durata e diffusione territoriale.
L’elevata partecipazione registrata nel corso del Festival, con quasi 1.200 iniziative in cartellone, è l’ennesima conferma dell’impegno della società italiana sui temi dell’Agenda 2030, un’Italia che crede nella sostenibilità, al punto tale che il 90% delle persone considera gli Obiettivi dell’Agenda 2030 importanti o molto importanti, e si aspetta decisioni forti e coerenti dalla politica. Si tratta di una sensibilità condivisa anche da ampie aree del mondo produttivo, che considera la scelta per la sostenibilità un fattore di competitività economica, come dimostrano i dati inseriti nel “Rapporto di Primavera 2026” pubblicato dall’ASviS all’inizio del Festival. Ad esempio, le imprese fortemente orientate alla sostenibilità (High-ESG) hanno visto i propri ricavi crescere del 65% tra il 2017 e il 2024, contro il 55% delle imprese meno attente a questi temi.
Il Rapporto mostra che senza un profondo cambiamento nelle politiche economiche, sociali e ambientali il nostro Paese mancherà molti degli Obiettivi che si è impegnato a raggiungere entro il 2030. D’altra parte, è ancora possibile imprimere tale cambiamento, a partire dalla definizione, entro quest’anno, di una Nuova Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, alla cui attuazione va orientato, nel 2027, dopo le elezioni, il Piano strutturale di bilancio previsto dalle regole finanziarie europee.
I prossimi 18 mesi rappresentano un’opportunità irripetibile per dotare l’Italia di una visione e di un piano per il suo futuro in nome dello sviluppo sostenibile. A soli quattro anni dalla scadenza dell'Agenda 2030 e con la conclusione del ciclo straordinario di investimenti legati al PNRR, diventa fondamentale tradurre gli impegni assunti in scelte politiche strutturali e coerenti.
Il biennio 2026-2027 sarà decisivo per il futuro dell’Italia e dell’Europa, anche per utilizzare al meglio le ingenti risorse europee assegnate al nostro Paese. La sostenibilità oggi non è più un tema separato dalle politiche economiche e industriali: è il quadro entro cui si gioca la capacità dell’Europa e dell’Italia di restare competitive, sicure e coese. Da qui la necessità di rafforzare le politiche pubbliche e accompagnare la transizione ecologica, energetica e sociale con interventi strutturali e coordinati.
Per un futuro giusto anche per le future generazioni è evidente la necessità per l’Europa di accelerare la transizione verso un’economia circolare e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, senza arretrare rispetto agli obiettivi del Green Deal europeo.
Ormai è evidente una convergenza sempre più ampia tra istituzioni, imprese, comunità scientifica e società civile sulla necessità di affrontare la sostenibilità come una priorità strategica per il futuro del Paese. Ma è urgente trasformare questa consapevolezza diffusa in scelte strutturali capaci di accompagnare l’Italia verso uno sviluppo sostenibile, equo e competitivo”.
Per tradurre questa spinta dal basso in un reale cambiamento di traiettoria, l'ASviS ha indicato una serie di riforme non più rimandabili. Sfruttando l'occasione dell’imminente Voluntary National Review (VNR) che il Governo presenterà all’ONU a luglio, è necessario operare, entro fine anno, una profonda revisione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) e, nel 2027, ridefinire il Piano Strutturale di Bilancio per il successivo quinquennio per finanziare le azioni inserite nella Strategia. Diventa imprescindibile l'applicazione rigorosa e costante della Valutazione d'Impatto Generazionale (VIG) e della Valutazione di Impatto di Genere (VIGE) – introdotte con la recente legge 167/2025 – per superare le gravi disuguaglianze strutturali. Occorre, inoltre, una drastica accelerazione della transizione energetica, riducendo rapidamente le fonti fossili a favore delle rinnovabili, accompagnata da una revisione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima). Tutto questo richiede un approccio coerente attraverso l'attuazione del Programma d'Azione Nazionale (PAN PCSD), per evitare che gli sforzi vengano vanificati da interventi pubblici frammentari e contraddittori.