Cumnia Intertexta, la cosiddetta Lumaca vampiro, è stata eletta Mollusco dell’Anno 2026.

La specie è stata candidata al riconoscimento mondiale ha superato altre 4 specie ottenendo 5506 voti in una call scientifica globale durante la finale della competizione Mollusc of the Year 2026.
Unica specie del Mediterraneo candidata in questa edizione del concorso, Cumia intertexta è un piccolo gasteropode che ha una strategia alimentare decisamente insolita per un mollusco: si nutre infatti del sangue di diverse specie di pesci, che vengono avvicinati durante la notte mentre riposano sul fondale, grazie all’olfatto particolarmente sviluppato che permette alla lumaca vampiro di localizzare con precisione l’ospite. Quando si trova in prossimità del pesce, la Cumia usa una proboscide flessibile (lunga 10 volte la conchiglia!), dotata di minuscoli denticoli, per agganciarsi alla pelle del pesce e creare al contempo una piccola lacerazione grazie alla quale può iniziare il suo pasto di sangue.
Una volta sazia, ritira la proboscide e torna a nascondersi, lasciando il pesce stordito ma vivo… fino al prossimo pasto!
La specie di cui è stata individuata una popolazione nelle acque costiere di Porto Cesareo, in Puglia, abita il mediterraneo meridionale ed è l’unica rappresentante nel nostro mare della famiglia Colubrariidae, che comprende un centinaio di specie per lo più ematofaghe, ovvero che succhiano il sangue ai pesci. Queste lumache vivono prevalentemente in acque basse della fascia tropicale e subtropicale, nascondendosi di giorno sotto i sassi o nelle fessure delle rocce e delle barriere coralline, per attivarsi di notte. Le loro vittime preferite sembrano essere i pesci pappagallo per la loro abitudine di rifugiarsi ogni notte nello stesso sito. Sebbene raro, il vampirismo si è evoluto indipendentemente più volte nei gasteropodi. Tutte queste famiglie appartengono allo stesso gruppo, quello dei neogasteropodi, caratterizzato da uno stile di vita predatorio in cui spesso la preda viene paralizzata grazie alla produzione di tossine, come nelle più note specie del genere Conus, in grado di iniettare un veleno neurotossico lanciando dei dardi acuminati.
Anche in Cumia intertexta sono state identificate numerose tossine: proteine ad azione citolitica, ovvero in grado di rompere le membrane cellulari e facilitare l’accesso ai vasi sanguigni; enzimi che aumentano la pressione del pesce e quindi la “portata” del sangue e la velocità a cui viene ingerito; neurotossine che anestetizzano il pesce durante il pasto; e una serie di peptidi anticoagulanti e antiaggreganti che mantengono il sangue fluido. Diverse di queste molecole bioattive potrebbero servire per sviluppare nuovi farmaci e sono attualmente allo studio in collaborazione con medici e farmacologi.
Imprescindibile a questo punto per avanzare nella ricerca è la conoscenza dell’organizzazione del genoma di questa specie, che può fornire informazioni fondamentali sulla variabilità genetica alla base della produzione dei composti bioattivi, rendendo la nostra Cumia intertexta una specie modello per la venomica, la disciplina che studia i veleni ed i sistemi veleniferi in natura. Si tratta di un’area di ricerca molto promettente per la scoperta di composti bioattivi potenzialmente applicabili sulla specie umana (bioprospecting). Sfrutta infatti i milioni di anni di ottimizzazione effettuata dalla selezione naturale che hanno permesso agli organismi velenosi di produrre composti bioattivi estremamente potenti e specifici per i loro target molecolari. Tra l’altro, i pesci hanno dei meccanismi di coagulazione molto efficienti, per compensare il maggior rischio di sanguinamento in ambiente aquatico, il che rende la ricerca sugli ematofagi marini particolarmente interessante.
