Le unità di lavoro non regolari in Italia sono 2,966 milioni, pari al 12,2% dell'input di lavoro complessivo. Lo afferma l'Istat nel rapporto sull'economia sommersa, che per il dato sul lavoro nero è aggiornato al 2009. Nel 2008, anno a cui si riferisce il dato sul sommerso, le unità di lavoro irregolare (ottenute dalla somma delle posizioni lavorative a tempo pieno e delle prestazioni lavorative a tempo parziale, principali e secondarie, trasformate in unità equivalenti a tempo pieno) erano circa 2 milioni e 958 mila (11,9%). ''Se le prestazioni lavorative sono non regolari, e quindi non direttamente osservabili - spiega l'Istat - producono un reddito che non viene dichiarato dalle unità produttive che le impiegano. Nel 2008 l'incidenza del valore aggiunto prodotto dalle unità produttive che impiegano lavoro non regolare risulta pari al 6,5 per cento del Pil, in calo rispetto al 2000 quando ne rappresentava il 7,5 per cento''.
Ridotte le unità di lavoro non regolari dal 2001 al 2009
Dal 2001 al 2009 si assiste ad una riduzione delle unità di lavoro non regolari e ad una crescita corrispondente di quelle regolari. ''Oltre a fattori strettamente legati all'andamento del sistema economico - spiega l'Istat - le diverse dinamiche del lavoro regolare e non regolare sembrano essere riconducibili anche ad interventi normativi, rivolti sia al mercato del lavoro che a regolamentare il lavoro degli stranieri non residenti sul territorio''.
L'Istat individua tre diverse tipologie di occupati in nero: gli irregolari residenti, gli stranieri non regolari e le attività plurime non regolari (in pratica chi svolge un secondo lavoro in nero). Dal 2001 gli irregolari residenti rappresentano la componente piu' rilevante delle unità di lavoro non regolari e si attestano nel 2009 intorno a 1 milione e 652 mila unità. L'altra componente rilevante e' rappresentata dalle unità di lavoro riferibili alle posizioni plurime (937 mila unità). Gli stranieri clandestini rappresentano, invece, la componente più piccola del lavoro non regolare (377 mila unità di lavoro nel 2009).
Tra il 2001 e il 2008 è cresciuto il numero di lavoratori stranieri irregolari
Nonostante gli interventi di sanatoria, tuttavia, è da rilevare che tra il 2001 e il 2008 il numero di lavoratori stranieri irregolari in Italia è cresciuto, subendo un'inversione di tendenza soltanto nel 2009. Tale dinamica è dovuta presumibilmente ad una crescita tendenziale della domanda di lavoro da parte delle famiglie (in particolare colf e badanti), che solo nel 2009 è stata controbilanciata dalla diminuzione degli stranieri occupati nelle imprese.
''Nel periodo 2001-2008 gli interventi normativi - conclude l'Istat - hanno, quindi, agito nella direzione di un contenimento del lavoro non regolare, consentendo di trasformare lavoratori già occupati irregolarmente in posizioni lavorative regolari. La crisi economica dell'ultimo biennio, invece, ha modificato il quadro che, sebbene ancora basato su evidenze statistiche che dovranno essere consolidate, evidenzia una riduzione complessiva dell'occupazione pari a 660 mila unità, con una forte contrazione del lavoro regolare (-668 mila unità), accompagnata da una lieve crescita del lavoro non regolare (+8 mila unità). La diversa dinamica del lavoro regolare e non regolare ha determinato una modesta crescita del tasso di irregolarità, passato dall'11,9 per cento del 2008 al 12,2 per cento nel 2009''.
In agricoltura aumenta il tasso di irregolarità
Osservando i vari settori, l'agricoltura emerge come il settore con la maggiore incidenza di unità di lavoro non regolari e con un tasso di irregolarità in aumento dal 20,9 per cento del 2001 al 24,5 per cento del 2009.
Il settore industriale presenta il minor tasso di irregolarità: l'industria in senso stretto è coinvolta marginalmente dal fenomeno del lavoro non regolare, che nel periodo 2001-2009 si è mantenuto intorno al 4 per cento.
Diverso è il caso delle Costruzioni, che impiegano una quota di lavoro non regolare significativa, ancorché in discesa dal 15,7 per cento nel 2001 al 10,5 per cento nel 2009. Il settore dei servizi è interessato dal fenomeno del lavoro non regolare in misure differenti a seconda dei comparti. Il tasso di irregolarità è particolarmente rilevante in quello del Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni (18,7 per cento nel 2009).